Codice:
36013
Lotto con cornice
Expertise e studio a cura del prof. Enrico Lucchese.
Importante e rara opera di Francesco Pittoni.
E' corredata da expertise e da uno studio del Prof. Lucchese Enrico; fu eseguita con ogni probabilità per il conte di Gorizia Livio Lantieri (1672-1738), mecenate dell'artista come chiarito da Alessandro Quinzi nel recente catalogo della Mostra "Pittori del Settecento tra Venezia e Impero" 2024; scrive Lucchese:
"Francesco Pittoni trovò in Livio Lantieri un perfetto mecenate nei feudi dell’Impero: ne è prova anche il dipinto in esame, che ci si riserva di pubblicare presto in adeguata sede scientifica."
Continua Lucchese nel suo studio sull'opera:
"All’analisi diretta va assolutamente confermata la paternità, attestata per tradizione famigliare dall’attuale proprietà, a Francesco Pittoni, come certifica chiaramente il confronto con Cristo e l’adultera (fig. 1) e la Resurrezione di Lazzaro (fig. 2) di Treviso, databili fra il primo e il secondo decennio del Settecento (M. Binotto, Francesco Pittoni nella chiesa di San Nicolò di Treviso, in “Arte Veneta”, XXXIV, 1980, pp. 186-188).
Il presente soggetto è noto nell’opera di Francesco Pittoni, avendolo eseguito, assieme alla
Comunione degli apostoli, per i “due quadri nella cappella maggiore” della chiesa veneziana di
San Giovanni Decollato (A.M. Zanetti, Della Pittura Veneziana. Libri V, Venezia 1771, p. 423),
presumibilmente di grandi dimensioni.
Questo Cristo e il centurione si connette invece strettamente agli ovali con le stesse
dimensioni, come per esempio Cimone e Pero (fig. 3), la Carità (fig. 4) e San Sebastiano (fig. 5)
della Galleria Nazionale di Lubiana (cfr. K. Meke, in Barok v Sloveniji. Slikarstvo in kiparstvo, a
cura di M. Klemencic. K. Meke, Ljubljana 2025, pp. 426-431, nn. 106-108), già nel castello di
Haasberg (Hošperk, Planina pri Rakeku, Slovenia) e divisi negli anni successivi la Seconda
Guerra Mondiale, assieme ad altre tele dello stesso autore ma con misure e formati diversi, in
collezioni private e pubbliche italiane e jugoslave delle regioni limitrofe (cfr. D. Gioseffi,
Pittura veneziana del Settecento, Bergamo1965, p. 97, nota 2; B. Murovec, Slike Francesca
Pittonija iz dvorca Haasberg, in “Acta historiae artis Slovenica”, 7, 2002, pp. 59-69).
In quel gruppo, Seneca (fig. 5) della raccolta Mio di Udine è firmato e datato 1714, mentre
Sansone e Dalila (fig. 6) della collezione Querini a Visinale (Pordenone) reca l’iscrizione “Fr. et
J.° Bat. Pittoni”, documentando quindi la formazione di Giambattista Pittoni presso lo zio, e
l’indicazione dell’anno “1718, o meglio del 1716” (A. Morassi, Una mostra del Settecento a
Gorizia, in “Arte Veneta”, X, 1956, p. 254). Entro quindi i termini cronologici appena espressi
va situato plausibilmente l’intero ciclo già nel castello di Haasberg e, di conseguenza, Cristo e il
centurione.
Spetta ultimamente ad Alessandro Quinzi (Artisti, committenti e collezionisti nella Gorizia del
Settecento. Nuove evidenze, in Pittori del Settecento tra Venezia e Impero. Arte attraverso i
territori del Friuli Venezia Giulia, a cura di L. Cargnelutti, V. Grasinigh, A Quinzi, Udine 2024,
pp. 272-284) aver approfondito la conoscenza della personalità collezionistica del conte
goriziano Livio Lantieri (1672-1738), segnalando che in un documento olografo del 1723 si
contavano nel castello di Rifembergo (Branik) sessantun opere di Francesco Pittoni, di cui
ventiquattro “ovati”; l’artista appare inoltre ricordato con diciassette opere nella ventilazione
del 1753 del nipote di Livio, Giovanni Ignazio Lantieri, mentre nella successiva Specifica del
comando d’affittare nella casa dell’Ill.mo Sig.r Ferdinando Carlo Conte de Lantieri una con
l’Inventario specifico delli effetti mobili sono elencati come di sua mano settantaquattro dipinti."
Lotto a trattativa privata